Un
giorno, per caso, sentì una
conversazione tra la mamma e mia zia
Giulia, sua sorella più grande. Loro
pensavano di essere sole in casa e,
stando in cucina parlavano liberamente.
Mia madre chiedeva dei consigli a mia zia
dicendo che da un po di tempo mio
padre aveva molto limitato le sue
chiavate e ,in quelle che facevano, non
era più un toro che lei conosceva bene,
capace di regalarle orgasmi a
ripetizione. Mia zia le rispose che a 50
anni era normale che un uomo rallentasse
il suo ritmo scopereccio, specie se questuomo
era sobbarcato e stressato dal lavoro
come, in effetti, lo era mio padre, che
faceva il camionista e passava 10 ore
alla guida. Lunica cosa che mia
madre poteva fare, per adesso, secondo
mia zia, era quello di provarlo a
stuzzicare un po con un tipo di
abbigliamento più audace
accorciati le gonne Giusy, mettiti dei
tacchi alti, vedrai che Franco ti
incomincerà a guardare con altri occhi
le diceva mia zia. Poi aggiunse
oggi pomeriggio vieni con me, che ti
porto in un bel negozio di biancheria,
così ti rinnovi un po la lingerie
per le tue serate in cui vuoi essere
chiavata. Devi avere laspetto di
una maialona!. Io, sentendo questi
discorsi già mi arrapavo pensando a mia
madre che smaniava per la scarsezza di
cazzo. Inoltre cominciai a pregustare le
visioni di mia madre con abbigliamento
sexy e provocante. In men che non si dica
ero eccitato e mi masturbai pensando a
quella gran figona che era mia madre.
Nei giorni successivi, essendo in piena
estate, le mie due sorelle partirono con
la loro comitiva per il campeggio e
sarebbero state fuori casa per almeno un
mese. Mia madre, sentendosi forse più
libera pensò di incominciare a
sperimentare il suo nuovo look. Durante
il giorno, essendo mio padre al lavoro e
solamente io in casa, lei si vestiva come
al solito, ma poco prima che mio
padre rientrasse dal lavoro lei si recava
in camera da letto e si cambiava
venendone fuori come una gran pupattola ,
molto sexy, con minigonna aderente dalla
quale spuntavano le sue floride cosce
formose e piene, scarpe con il tacco
altissimo che le
slanciavano le sue gambe
mozzafiato, una camicetta semitrasparente
e senza reggiseno. Insomma a quella
visione, dopo poco, io correvo in bagno e
li mi ammazzavo di seghe, sborrando litri
di crema nel lavandino. Stavo in uno
stato di perenne eccitazione e cercavo di
stare il più a lungo possibile in sua
compagnia, con le scuse più disparate,
per godere il più possibile della sua
visione: la seguivo nelle camere mentre
faceva le ultime faccende, intavolavo
conversazioni varie durante le quali il
mio sguardo finiva sempre sulle sue cosce
e nella sua scollatura
..Lei, dopo
poco, si accorse di queste mie reazioni e
devo dire, da gran puttana, si divertiva
a farmi eccitare. Anche lei mi lanciava
degli sguardi sulla mia patta da dove ,
se non era cieca, vedeva la portentosa
erezione. Dopo un po io non ce la
facevo più e correvo in bagno a segarmi
alla grande. Eccitato come ero, bastavano
pochi colpi di mano e sborravo come un
cavallo nel lavabo o nella vasca da
bagno. Dopo qualche giorno cominciai a
rovistare nel cesto della biancheria
sporca trovando di tutto : mutandine
piccolissime che sicuramente le stavano
bene al suo culone, guepieres di pizzo,
tanga, eccetera: insomma un armamentario
da gran puttanona. Fatto sta che tutto
questo sfoggiare di cosce, culo e
tettone, se a me faceva un grandissimo
effetto, a mio padre non ne doveva fare
granchè come invece era stato
pronosticato da mia zia. Infatti, seppi
poi da mia madre, se nei primi giorni di
questo nuovo look da parte di mia madre,
mio padre si era arrapato e laveva
scopata come ai vecchi tempi facendola
godere nuovamente come una vacca, col
passare del tempo era andato scemando il
suo ritmo, con la conclusione che mia
madre si era ritrovata punto e a capo. Io
invece ero completamente perso di
arrapamento: mi sparavo seghe a
ripetizione, ero sempre con gli occhi
fuori dalle orbite a spiare mia madre, le
facevo dei complimenti per il suo
abbigliamento invitandola audacemente a
vestirsi così per tutta la giornata e
non soltanto di sera. Spessissimo correvo
in bagno e mi masturbavo alla grande.
Ormai ero in uno stato pietoso e mia
madre se ne era accorta, tanto che un
giorno mentre ero in bagno a farmi una
ennesima sega, sentì un rumore dietro la
porta del bagno e capì che mia madre
(non cera nessunaltro in
casa) mi stava spiando mentre mi
masturbavo. Allora decisi di
incominciarmi ad esibirmi e, alzandomi
dal cesso, mi misi in piedi di fronte
alla porta in modo che mia madre potesse
vedere bene il mio uccello in tutto il
suo massimo tiraggio. Questo doveva
eccitarla molto perché quando io finii
sborrando lunghi fiotti cremosi che
puntualmente scaricai nel lavandino, e
uscii dal bagno la trovai in cucina rossa
in viso a fare le sue faccende. Era
visibilmente eccitata tanto è vero che
dopo pochi secondi era lei che si recò
in bagno a sprimacciarsi la fica. Io la
spiai dal buco della serratura e ammirai
tutta la sua ficona strappazzata dalla
sua mano, gli occhi chiusi dallarrapamento,
i suoi sospiri. Decisi allora che in quei
giorni che ci avrei provato con mia
madre!! Se lei era in fregola e voleva
cazzo, glielo potevo dare io che, da
parte mia, ero super arrapato e la
desideravo da morire oltre ad amarla come
mamma. Ero sicuro che se ci avessi
provato lei ci sarebbe stata e ci saremmo
placati i sensi a vicenda facendo
scintille sul letto. Ormai decisi di
cominciare ad essere esibizionista e
sfrontato. Infatti con la scusa del caldo
torrido stavo in casa, a studiare in
camera mia, con i soli slip e canottiera
e non mi coprivo neanche quando, facendo
una pausa di studio, andavo in cucina a
fare due chiacchiere con lei che intanto
stava li a cucinare o a lavare i piatti o
a spolverare. E chiaro che lo
facevo apposta a non infilarmi un paio di
pantaloncini e le mie pause erano sempre
più frequenti e lunghe. La vedevo li in
minigonna nera aderentissima che le
fasciava a perfezione il suo culone
carnoso, su due sandali di sughero col
tacco di 8 cm e una t-shirt attillata
bianca, parecchio scollata da dove si
vedevano i suoi meloni che parevano
volessero trabordare e i suoi capezzoli
duri che premevano contro la stoffa di
cotone. Era una spettacolo che nemmeno la
più arrapante delle spogliarelliste mi
avrebbe saputo offrire. E in più, quella
era mia madre, che sapevo vogliosa di
cazzo e smaniosa per il mio uccello che
aveva spiato tante volte dal buco della
serratura del bagno. Mentre le parlavo
lei faceva le sue faccende
tranquillamente e mi rispondeva. Quando
mi guardava però faceva un grande sforzo
per non abbassare il suo sguardo verso i
miei slip. Io invece sfrontatamente le
guardavo sempre il culo, la scollatura,
le gambe, e così facendo mi si induriva
il cazzo. Lo esibivo da dentro gli slip
facendo finta di nulla: volevo che fosse
lei a fare la prima mossa. Il momento non
si fece attendere molto e una mattina,
durante un ennesima pausa, stavo seduto
in cucina per prendere il caffè. Lei
venne vicino a me, in piedi, con la
caffettiera mi versò il contenuto nella
tazzina che io avevo in mano. Nel farlo
ne versò qualche goccia fuori dalla
tazza e fu così che il caffè bollente
arrivò sulle mie cosce scottandomi un
pò. Subito lei si scusò e, preso un
tovagliolo, cominciò a pulire la gamba
dalle gocce di caffè e, facendolo, mi
fissava luccello duro negli slip
con la cappella che voleva far capolino
dallelastico superiore. Ma
ce lhai sempre in quello stato
tesoro? Non ti rilassi mai??
Ed io le risposi che vuoi mamma,
sarà il caldo, sarà che tu sei un donna
terribilmente sexy con quella minigonna,
ma ce lho sempre così
mi fa lei. Fortunata la tua
ragazza con tutta quella roba a
disposizione e le tue continue esigenze!!
Ma quale ragazza, mamma,
..
non vedi che sto sempre in casa a
studiare
O
povero figliolo, fai tutto da te, come un
ragazzino
.Poverino
.Senti, che
ne dici se
beh ,
.qualche volta
..insomma
.io
.
e tentando di parlare in questo modo
aveva iniziato ad accarezzarmi lerezione
da sopra gli slip , con un fare molto
dolce che mi stava letteralmente facendo
aumentare fino allo scoppio il cazzo. Io
intervenni per semplificarle le cose e,
con la mano destra, stando lei in piedi
al mio fianco destro, incominciai ad
accarezzargli le gambe da dietro,
palpandola dietro le cosce polpose e
lisce con un filino di cellulite,
beandomi di questo lussurioso e
incestuoso contatto caldo della mia mano.
Lei, continuando ad accarezzarmi luccello
ormai durissimo, con la cappella che
aveva superato l elastico e faceva
capolino, diceva spezzoni di frase senza
senso ormai persa nella fregola ,
sospirando rumorosamente ed
affannosamente, specie quando la mia mano
gliela misi sotto la minigonna
cominciando a palparle il culone carnoso
e il buco del culo. E cosi facendo ,
senza attendere la mia risposta,
finalmente mi abbassò gli slip
impugnando il mio bananone ormai al
limite della sborrata , visto la
situazione eccitante e con chi la stavo
vivendo ( non dimenticate inoltre che ero
ancora vergine ). Insomma, per me fu
troppo quando lei mi impugnò luccello
e cominciò dolcemente a menarmelo. Dopo
pochissimi colpi (credo 4 o 5 ) esplosi
in una sborrata micidiale che le riempì
la mano schizzandomi sul mio ventre, sul
mio torace , contro le sue cosce,
sporcandole la minigonna ormai
completamente arrotolata al cinto,
colandole sulle sue splendide gambe e
disegnando altri zampilli per aria
Io
sospiravo impazzito dal godimento
accarezzandogli furiosamente tutto quello
che trovavo a portata di mano (
soprattutto il suo culone) stringendogli
le chiappone lisce e facendola sobbalzare
sulla mia mano. Anche lei, al contatto
col mio uccello, si era eccitata
terribilmente e me ne potevo accorgere
dalla umidità che si era formata nelle
sue mutandine. Appena finito di sborrare,
e mentre lei ancora mi stringeva luccello
per fare uscire bene le ultime gocce di
sborra, mi disse te lo rimetto
subito in sesto, figliolo. A questo
punto si abbassò e mi tolse
completamente le mutande, io ero talmente
arrapato che, nonostante la grandissima
sborrata appena fatta, il mio uccello era
rimasto durissimo come se nulla fosse
successo. Lei, allora, si levò la
minigonna sporca del mio sperma e la
t-shirt, e con le sole mutandine e scarpe
col tacco altissimo, si inginocchiò e me
lo prese in bocca in modo molto
lussurioso leccandolo come fosse un cono
gelato, dando dei piccoli colpetti di
lingua sul frenulo e poi imboccandolo
tutto nella sua bocca. Io praticamente
gemevo come un vitellino e il godimento
mi andava al cervello. Ero in estasi!! Le
accarezzavo con una mano i capelli ricci
mentre con laltra le palpavo le
spalle lisce come seta e le tettone
abbondanti che non stavano nel palmo
della mano. Bastarono poche succhiate e
leccate fatte a regola darte
sopraffina, che, dato lenorme
arretrato e arrapamento, le sborrai
ancora un fiume di sperma, che lei cercò
di accogliere in bocca ma che le colò in
parte sulle tette e sul collo
impiastricciandola tutta. Mi disse, dopo
aver finito di deglutire leccandosi le
labbra da gran porca qualera,
ma devi cercare di resistere un po
di più e non venirtene subito, piccolino
della mamma. Ma imparerai, vedrai.
Io ero ancora in stato di
semi-incoscienza, con gli occhi chiusi e
facevo solo dei piccoli muggiti di
godimento, quando lei si rialzò e come
se nulla fosse successo andò in bagno a
ripulirsi un po della tante tracce
di sborra che aveva sparse qua e la sul
collo, sulle tette , sulle cosce
Rimasi per qualche secondo ancora in
quella posizione, in cucina, seduto su
una sedia con le gambe allungate, senza
slip, con gli occhi chiusi e luccello
penzolante, a finirmi di godere quelle
stupende sensazioni che ancora mi
riempivano il cervello. Dopo poco, lei
ritornò tutta sculettante sui suoi
sandali con i tacchi alti, con unaltra
minigonna e una canottiera scollatissima
e, felice e sorridente, mi disse ora
devi chiavare la tua mammina!.
Questo fu solo linizio di una
relazione bollente e piccantissima che
durò a pieno ritmo per 5 anni , ma che
ogni tanto oggi si ravviva in alcuni
periodi.
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